Socialist Network

I due orgoglioni

Francesca Pacs-ale spopola al Gay village di Roma in compagnia della coppia omo del momento

I due orgoglioni

Francesca Pacs-ale spopola al Gay village di Roma in compagnia della coppia omo del momento

Grosso guaio a Chinatown

Quante condivisioni avrebbe avuto il ragazzo davanti al carrarmato di piazza Tiennnmen?

Difficile dirlo, certo le autorità cinesi ne avrebbero bloccato la diffusione, come oggi stanno cercando di fare con le proteste di Hong Kong. Ma la breccia si è aperta e ora il regime cinese si trova davanti ad un bivio che, probabilmente, può cambiare il corso della storia: da una parte accettare la proposta di riforma elettorale avanzata da studenti ed attivisti democratici, che prevede elezioni libere e a suffragio universale nel 2017, dall’altra mostrarsi irremovibile, ribadendo, come ha già fatto il 31 agosto, il no a queste richieste (sulle quali invece qualche tempo fa erano state fatte promesse) e continuare con la repressione in una delle città più avanzate al mondo.

Entrambe le opzioni possono creare non pochi grattacapi a Pechino: nel primo caso si creerebbe un pericoloso precedente e le masse di sfruttati dal capitalcomunismo, seppure lontanissimi dalla realtà di Hong Kong, potrebbero iniziare a muoversi e ad avanzare richieste democratiche al governo, nel secondo caso le pressioni internazionali si farebbero sempre più forti e la protesta rischierebbe di incancrenirsi e di divenire giorno dopo giorno più difficile da controllare. Il ministro degli esteri cinese ha già messo le mani avanti ed ha, proprio in queste ore, raccomandato agli Stati Uniti di evitare intromissioni. Intanto, la borsa di Hong Kong è sull’altalena e sta bruciando diversi milioni.

Con ogni probabilità il governo cinese sceglierà comunque la seconda strada, continuando a sostenere che i candidati alla carica di governatore della città dovranno avere il sostegno di almeno il 50 per cento di un comitato elettorale centrale nominato da Pechino, ma potrebbe essere l’inizio della sua fine. Perché il rischio che sia poi comunque costretto a concedere quello che non vuole.

Nel frattempo, come riporta Internazionale.it

Migliaia di manifestanti stanno bloccando le strade di Hong Kong per protestare contro la decisione della Cina di non permettere libere elezioni nel 2017. La manifestazione degli attivisti democratici, organizzata dal movimento locale Occupy central, è cominciata il 27 settembre. Il 28 settembre un gruppo di contestatori, al quale si sono aggiunti molti studenti, ha occupato la sede del governo: la polizia ha lanciato gas lacrimogeni e usato manganelli per disperdere la folla e ci sono stati diversi scontri. La mattina del 29 settembre il governo di Hong Kong ha dichiarato che la situazione è sotto controllo, aggiungendo che la polizia sta cominciando a ritirarsi e che i manifestanti “si sono calmati”. Ma diverse banche e scuole sono rimaste chiuse, mentre i trasporti pubblici sono stati bloccati

Foto (via Internazionale):  1 Liau Chung-ren (Reuters/Contrasto),  2-5 Tyrone Siu (Reuters/Contrasto), 6-8 Carlos Barria (Reuters/Contrasto), 9/10 Reuters/Contrasto

"O Sergio, te tu sei una sagoma: raccontami ancora la storiella della Fia e dell’operaio che viene licenziato senza giusta causa dall’omino che non paga le tasse in Italia perché sposta che la sede fiscale all’estero, che la mi fa scompisciare…"

"O Sergio, te tu sei una sagoma: raccontami ancora la storiella della Fia e dell’operaio che viene licenziato senza giusta causa dall’omino che non paga le tasse in Italia perché sposta che la sede fiscale all’estero, che la mi fa scompisciare…"

Giobs at silicon vallei: si vedono gli effetti della scuola delle tre “I. Guardatevi il Blob di ieri, che è da antologia

La salute è un diritto?

"Ogni individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari", afferma la Dichiarazione universale dei diritti umani.

"La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza". Purtroppo in molte regioni del mondo non è così e milioni di persone non hanno accesso a cure mediche o assistenza sanitaria. Il progetto Destination hope dei fotografi dell’agenzia Parallelozero di Milano ha realizzato una mostra che punta a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema. Sarà esposta nelle sale di palazzo Braschi, a Roma, dal 30 settembre 2014 al 7 gennaio 2015. Il progetto ha anche una pagina di crowdfunding.

1 - Una madre surrogata effettua un’ecografia nella clinica Akanksha di Anand, in India. Bruno Zanzottera

2 - Durante una visita nell’ospedale oculistico Sagarmatha Choudhary di Lahan, in Nepal. Alessandro Gandolfi

3 - Stati Uniti. Sydni e Madeleine soffrono di una forma grave di epilessia. Holli Brown, la madre di Sydni, si è trasferita con la figlia dal Missouri al Colorado dove trattano la malattia con una varietà speciale di marijuana, ottenendo dei risultati incoraggianti. Paulo Siqueira

4 - Davide Luppi è un chirurgo tirocinante che parteciperà a un programma di Emergency che consente agli studenti di medicina di concludere gli studi in una zona di guerra. Simone Cerio

5 - L’ospedale dell’isola di Sant’Elena è molto carente di attrezzature. I pazienti dell’isola vengono trasferiti a bordo della nave Rms St Helena che li porta a Città del Capo per essere curati. Sergio Ramazzotti

6 - L’ospedale di Santa Clotilde, in Perù. Un paziente arriva per il ricovero dopo avere viaggiato per cinque ore su una canoa. Sergio Ramazzotti

7 - Aeroporto di Francoforte, Germania. Carina Baumann custodisce un midollo osseo che deve portare in volo a Londra. Sergio Ramazzotti

8 - Un’operazione di rinoplastica a Seoul, in Corea del Sud. Alessandro Gandolfi

9 - Un suicidio assistito a Basilea, in Svizzera. Sergio Ramazzotti

10 - Una bambina palestinese malata di leucemia con la nonna, in attesa di documenti al confine tra Gaza e Israele. Alessandro Gandolfi

Dal Van gelo secondo Matteo


Il dibattito sull’articolo 18 ha qualcosa di nobilmente nostalgico (nei suoi difensori) e di inutilmente maramaldesco (nei suoi avversatori). È un po’ come veder qualcuno che litiga sulla scelta delle tende in un palazzo ormai ridotto in macerie. Nel frattempo il lavoro è diventato una poltiglia che gli offerenti vendono sottocosto, e nonostante questo gli acquirenti non possono più permettersi di comperare; sistema pensionistico e sistema sanitario poggiano su basi di prelievo sempre più esigue. Specie ad ascoltare le storie di molti ragazzi, anche laureati, l’impressione è di vivere una specie di lungo “anno zero” del lavoro, che non c’è, se c’è è mal pagato, se è ben pagato è di corto respiro. Bisognerebbe, tra le macerie, ripensare daccapo a diritti, doveri, tutele.
Ma per farlo ognuno dovrebbe rinunciare a qualcosa: i sindacati alla memoria gloriosa ma oramai remota del proletariato di fabbrica e di una visione di classe resa impossibile dalla trasformazione delle classi (non solo quella operaia) in un immenso coacervo di individui smarriti e di interessi frantumati; i datori di lavoro al terrore, vecchissimo anche quello, che un lavoro più garantito sia solo un impiccio e una minaccia; la politica all’illusione di limitarsi ad arbitrare, come ai tempi di Agnelli e Lama, un conflitto padroni-operai oramai largamente in secondo piano rispetto al vero conflitto di classe, che è quello tra capitale finanziario da un lato, mondo del lavoro (imprenditori compresi) dall’altro.
Michele Serra - L’amaca del 21/09/2014.

Il dibattito sull’articolo 18 ha qualcosa di nobilmente nostalgico (nei suoi difensori) e di inutilmente maramaldesco (nei suoi avversatori). È un po’ come veder qualcuno che litiga sulla scelta delle tende in un palazzo ormai ridotto in macerie. Nel frattempo il lavoro è diventato una poltiglia che gli offerenti vendono sottocosto, e nonostante questo gli acquirenti non possono più permettersi di comperare; sistema pensionistico e sistema sanitario poggiano su basi di prelievo sempre più esigue. Specie ad ascoltare le storie di molti ragazzi, anche laureati, l’impressione è di vivere una specie di lungo “anno zero” del lavoro, che non c’è, se c’è è mal pagato, se è ben pagato è di corto respiro. Bisognerebbe, tra le macerie, ripensare daccapo a diritti, doveri, tutele.

Ma per farlo ognuno dovrebbe rinunciare a qualcosa: i sindacati alla memoria gloriosa ma oramai remota del proletariato di fabbrica e di una visione di classe resa impossibile dalla trasformazione delle classi (non solo quella operaia) in un immenso coacervo di individui smarriti e di interessi frantumati; i datori di lavoro al terrore, vecchissimo anche quello, che un lavoro più garantito sia solo un impiccio e una minaccia; la politica all’illusione di limitarsi ad arbitrare, come ai tempi di Agnelli e Lama, un conflitto padroni-operai oramai largamente in secondo piano rispetto al vero conflitto di classe, che è quello tra capitale finanziario da un lato, mondo del lavoro (imprenditori compresi) dall’altro.

Michele Serra - L’amaca del 21/09/2014.

Col fiato sospeso

Appassionati degli sport estremi all’Highline Meeting Monte Piana, sulle Dolomiti a poca distanza da Misurina e da Cortina, che vede questi artisti delle vertigini camminare sospesi sui dirupi su una corda di 2,5 centimetri di spessore. (Foto: Balas Mohai, EFE)

Taht’s Margarenzi
La segretaria della Cgil Susanna Camusso si dice pronta alla battaglia sulla riduzione dei diritti dei lavoratori ed attacca il Jobs Act (oh yeah bro) paragonando Renzi alla Thatcher. Quale onore, potrebbe dire il piccolo Matteo, memore del fatto che la Lady di ferro, una delle rovine della società occidentale, quando le fu chiesto negli ultimi anni della sua troppo lunga vita, quale fosse il suo più grande successo politico, rispose con un nome: Tony Blair.
Allo stesso modo si potrebbe dire che se chiedessero a Silvio B. qual è stato il suo capolavoro politico, potrebbe rispondere Matteo Renzi. Il fatto è che, in realtà, c’è molto di più di Berlusconi dietro al rottamatore e c’è molto di più anche dietro le nostre schiene.
Sì, perché a quanto pare la ricetta -diritti -spesa dello stato +austerità +precarietà sembra essere quella che, secondo gli alfieri del capitalismo all’amatriciana di casa nostra (tutta gente che fa il frocio col culo degli altri, visto che dalla Fiat all’Ilva, passando per tutto il sistema bancario vivono nel lusso grazie ai soldi di mamma Roma), è la ricetta migliore.
Non basta l’evidenza dei dati di una crisi che si avvita sempre di più per la contrazione della liquidità nelle mani del cittadino medio. Non basta il fatto che il sistema previdenziale senza l’ingresso di nuovi lavoratori sia destinato a crollare. Non basta il fatto che, senza una nuova guerretta in Iraq, anche gli Stati Uniti, che pure sembrano vedere già qualche luce, non riuscirebbero ad uscire dal pantano. Non basta, infine, il fatto che la società sia destinata a sgretolarsi in un continuo accendere di guerre fra poveri e più poveri, con il dito puntato su chi, come un professore di liceo, è “un privilegiato” perché ha il posto fisso da mille e duecento euro al mese ed avrà (sicuri sicuri?) una pensione.
No, la soluzione è il “contratto a tutele crescenti”, che è un modo elegante per dire: tutti precari per tre anni senza diritti, almeno lavorate, suvvia, perché dovete rompere il cazzo.
L’articolo 18 non è un tabù e non è certo la reintegra sul posto di lavoro il nodo del futuro italiano. Ma il fatto che l’articolo 1 della nostra Costituzione, quello che utopicamente mette il lavorto a fondamento della nostra Repubblica, resti vergognosamente inattuato sì. Così come l’articolo 4, secondo il quale la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto, e l’articolo 41, quello che recita che l’iniziativa economica privata è libera e non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e che la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Già, ma tanto nel “Patto del Nazareno” (povero Cristo, anche questo ti tocca accollarti) c’è anche il fatto che questi illustri statisti che popolano oggi il nostro Parlamento stravolgano la nostra Carta costituzionale invece di cercare di attuarla…
Perché al burattino Matteo ed a chi tira i suoi fili interessa di più che il credito italiano sia solvibile (ovvero, che le banche e gli strozzini possano riavere i loro soldi speculando sulla nostra pelle) piuttosto che assicurare agli italiani un futuro dignitoso.
Il debito pubblico. Certo, un dramma e una tragedia. Largo allora ai trentenni senza futuro. E che questa gente tutta casa e chiesa non venga poi a parlarmi di dottrina cattolica e di famiglia, perché sono solo dei merdosi farisei.
Me lo può dire anche la signorina Boschi, completamente nuda, dalle pagine di Novella 2000 che il precariato è l’unica via, ma, scusatemi, proprio non ci sto.

Taht’s Margarenzi

La segretaria della Cgil Susanna Camusso si dice pronta alla battaglia sulla riduzione dei diritti dei lavoratori ed attacca il Jobs Act (oh yeah bro) paragonando Renzi alla Thatcher. Quale onore, potrebbe dire il piccolo Matteo, memore del fatto che la Lady di ferro, una delle rovine della società occidentale, quando le fu chiesto negli ultimi anni della sua troppo lunga vita, quale fosse il suo più grande successo politico, rispose con un nome: Tony Blair.

Allo stesso modo si potrebbe dire che se chiedessero a Silvio B. qual è stato il suo capolavoro politico, potrebbe rispondere Matteo Renzi. Il fatto è che, in realtà, c’è molto di più di Berlusconi dietro al rottamatore e c’è molto di più anche dietro le nostre schiene.

Sì, perché a quanto pare la ricetta -diritti -spesa dello stato +austerità +precarietà sembra essere quella che, secondo gli alfieri del capitalismo all’amatriciana di casa nostra (tutta gente che fa il frocio col culo degli altri, visto che dalla Fiat all’Ilva, passando per tutto il sistema bancario vivono nel lusso grazie ai soldi di mamma Roma), è la ricetta migliore.

Non basta l’evidenza dei dati di una crisi che si avvita sempre di più per la contrazione della liquidità nelle mani del cittadino medio. Non basta il fatto che il sistema previdenziale senza l’ingresso di nuovi lavoratori sia destinato a crollare. Non basta il fatto che, senza una nuova guerretta in Iraq, anche gli Stati Uniti, che pure sembrano vedere già qualche luce, non riuscirebbero ad uscire dal pantano. Non basta, infine, il fatto che la società sia destinata a sgretolarsi in un continuo accendere di guerre fra poveri e più poveri, con il dito puntato su chi, come un professore di liceo, è “un privilegiato” perché ha il posto fisso da mille e duecento euro al mese ed avrà (sicuri sicuri?) una pensione.

No, la soluzione è il “contratto a tutele crescenti”, che è un modo elegante per dire: tutti precari per tre anni senza diritti, almeno lavorate, suvvia, perché dovete rompere il cazzo.

L’articolo 18 non è un tabù e non è certo la reintegra sul posto di lavoro il nodo del futuro italiano. Ma il fatto che l’articolo 1 della nostra Costituzione, quello che utopicamente mette il lavorto a fondamento della nostra Repubblica, resti vergognosamente inattuato sì. Così come l’articolo 4, secondo il quale la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto, e l’articolo 41, quello che recita che l’iniziativa economica privata è libera e non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e che la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Già, ma tanto nel “Patto del Nazareno” (povero Cristo, anche questo ti tocca accollarti) c’è anche il fatto che questi illustri statisti che popolano oggi il nostro Parlamento stravolgano la nostra Carta costituzionale invece di cercare di attuarla…

Perché al burattino Matteo ed a chi tira i suoi fili interessa di più che il credito italiano sia solvibile (ovvero, che le banche e gli strozzini possano riavere i loro soldi speculando sulla nostra pelle) piuttosto che assicurare agli italiani un futuro dignitoso.

Il debito pubblico. Certo, un dramma e una tragedia. Largo allora ai trentenni senza futuro. E che questa gente tutta casa e chiesa non venga poi a parlarmi di dottrina cattolica e di famiglia, perché sono solo dei merdosi farisei.

Me lo può dire anche la signorina Boschi, completamente nuda, dalle pagine di Novella 2000 che il precariato è l’unica via, ma, scusatemi, proprio non ci sto.

Florence Ice Bucket

Inferno di ghiaccio a Firenze: a mezzogiorno e mezzo per dieci minuti un violentissimo nubifragio ha colpito la città insieme ad altre zone della Toscana provocando danni e feriti. Scuole evacuate, chiusi gli Uffizzi, cavi elettrici tranciati ed intere zone senza corrente. E la vendemmia sembra essere andata in fumo…

Foto: Il Reporter. Per approfondire: Corriere Fiorentino

Giallo in Regione, il quadro comprato da Galan è un falso del Veronese

Galan è in carcere che si lecca le ferite, a noi restano le sue croste…

Vivono in povertà e se non fosse stato per l’intervento dell’associazione 20/20/20 non avrebbero mai potuto vedere il mondo: Sonia e Anita, due sorelline indiane, cieche dalla nascita, grazie ad semplice operazione agli occhi (negata a migliaia di persone nelle loro stesse condizioni) possono osservare quello che le circonda per la prima volta…

Immigrazione, dramma sulle coste libiche. L’Unhcr: “600 morti in tre giorni”. La portavoce Sami: “È un bollettino di guerra”. Oim: “500 vittime a largo di Malta la settimana scorsa”. Ieri un barcone con 250 persone è affondato a poche miglia da Tajoura, a est di Tripoli. Più di duemila migranti salvati nello Stretto di Sicilia