Socialist Network

Ho tanta europaura: Altan d’annata. Ma con Renzi è più che attuale

Terremoto, Regione: stop a nuove trivellazioni in Emilia-Romagna

repubblicait:

"Se questa è persecuzione" di MASSIMI GIANNINI http://larep.it/1gF4yFl

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Rivoluzione?

Fra i tanti commentatori delle nomine delle boiarde di Stato, la maggioranza si spertica nelle lodi a Matteo © e arriva addirittura a parlare di rivoluzione. Rivoluzione?
Nulla di rivoluzionario in nomine effettuate (nessuno pensava andasse diversamente) secondo le consuete logiche spartitorie. Nulla di rivoluzionario nel collocare persone con poche capacità e segno della continuità con il ventennio berlusconiano che, casomai qualcuno se ne fosse dimenticato, è stato sempre sostenuto da Confindustria.

Il segno di come si tratti di tutt’altro che una rivoluzione è Emma Marcegaglia, che di quella Confindustria, salottiera e accondiscendente, fu presidente. Per lei la nomina all’Eni è la prima che non arriva direttamente da papà, visto che le sue capacità imprenditoriali si riassumono nell’essere stata scelta dal padre per amministrare alcune aziende satelliti dell’impresa di famiglia. Fra l’altro, con risultati tutt’altro che brillanti.

 Proprio la famiglia è il punto forte di Emma (e forse è per questo che ha più volte dichiarato il proprio amore per Casini e l’Udc). Basta scrostare le paillettes degli ultimi ricevimenti mondani, l’agiografia Confindustriale e le celebrazioni del renzismo per ricordare l’epopea della famiglia Marcegaglia, vero simbolo dell’imprenditoria italiana.

Non manca nulla di quello che ha fatto grande l’industria italica dell’ultimo ventennio:

-        nepotismo (il gruppo, che fa tubi, è stato affidato ai due figli dal fu papi Steno);

-        infortuni sul lavoro (nello stabilimento Marcegaglia di Gazoldo degli Ippoliti, nel 2010 gli infortuni sul lavoro sono stati 135 su un totale di 1183 dipendenti: per stare dentro la media Eurostat, la Marcegaglia avrebbe dovuto avere non più di 32 infortuni all’anno, invece ne ha avuti quattro volte di più, il 300 per cento in più della media italiana. E proprio ieri sono state annunciate quattro ore di sciopero nelle fabbriche del Gruppo Marcegaglia dopo l’incidente mortale dello scorso 8 aprile nello stabilimento di Ravenna, costato la vita al dipendente di una cooperativa. La protesta è stata indetta da Fim, Fiom e Uilm, lasciando ai singoli stabilimenti libertà di scegliere il giorno nel corso della settimana, per “denunciare ancora una volta le condizioni di lavoro all’interno degli stabilimenti del gruppo che non è nuovo a infortuni mortali”, precisa Mirco Rota, coordinatore nazionale Fiom Cgil per gli stabilimenti del gruppo. “Dal 2000 ad oggi - sottolinea il sindacalista - a Mantova, Casalmaggiore e Boltiere si sono verificati infortuni estremamente gravi e morti bianche all’interno delle fabbriche del Gruppo, segno che, verso la sicurezza, c’è una soglia di attenzione molto bassa, per non dire inefficace da parte dell’Azienda”);

-        conti all’estero (per una decina d’anni, tra il 1994 e il 2004, il gruppo Marcegaglia era riuscito a interporre negli acquisti di materie prime e di macchinari alcune società offshore, in modo da creare fondi neri da depositare su conti esteri: la Marcegaglia Spa non comprava direttamente l’acciaio, ma lo rilevava da alcune società di trading incaricate di riversare i margini di guadagno su appositi conti cifrati. Complessivamente, i soldi transitati sui quattro conti sono nell’ordine di diversi milioni. Quando ad agosto 2004 sono stati chiusi i rapporti bancari della Steel Trading e della Lundberg, il saldo era di 22 milioni, un importo che la famiglia ha provveduto a trasferire a Singapore, prima dell’arrivo della magistratura);

-        tangenti (ovviamente questo deve essere stato un punto d’onore per la scelta di Emma alla guida di Eni: la tangente di 1 milione 158mila euro nel 2003 al manager Enipower Lorenzo Marzocchi, per un appalto di caldaie da 127 milioni, è costata alla Marcegaglia spa 500mila euro di pena pecuniaria patteggiata davanti al giudice Paola Belsito e 250mila di confisca; alla controllata «N.e./C.c.t. spa» 500mila di pena, e 5 milioni 250mila di confisca; e 11 mesi patteggiati, ma sospesi, per corruzione al vicepresidente Antonio Marcegaglia);

-        appalti “fortunati” per il famoso G8 a La Maddalena (chi controllava l’Arsenale dell’isola della Maddalena? Chi ha messo le mani sulla vecchia struttura militare da rinnovare a spese dello Stato, e a cura della Protezione civile di Guido Bertolaso, per farne un polo turistico con albergo, ristoranti, sala conferenze e centinaia di posti barca? Chi aveva vinto questo bingo multimilionario al centro nei mesi scorsi delle inchieste giudiziarie sulla cosiddetta cricca degli appalti, ovvero la premiata ditta Angelo Balducci&c? Chi ha fatto affari con Caputi, che è finito sotto inchiesta per riciclaggio dopo aver “dimenticato” una valigetta con 45 milioni cash? Emma. Salvo, poi, vedere l’affare sfumare…);

-        turbativa d’asta (un gruppetto di aziende, fra cui una che fa tubi, si mettevano d’accordo per spartirsi gli appalti messi in gara dall’Anas);

-        traffico illecito di rifiuti (il nome in codice è Golden rubbish, spazzatura d’oro, ed altro non è una storiaccia di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi che ruota attorno alla Agrideco, un’azienda maremmana. A febbraio l’operazione, nome in codice “Golden Rubbish” ha portato in carcere una quindicina di persone. ma in tutto gli indagati sono 61 e tra questi anche il fondatore del gruppo Marcegaglia, perché secondo l’accusa anche uno dei suoi impianti, quello di Ravenna, avrebbe smaltito scorie di lavorazione in modo illegale);

-        attacchi ai sindacati (celebre la frase “I sindacati difendono i ladri”)

 Con questo “curriculum”, dove sta allora la rivoluzione? Nel fatto che Emma è donna? Ma basta anche con questa manfrina insulsa che Renzi ci propina. La parità non si costruisce certo con la nomina di quattro privilegiate, donne ricche che si possono permettere stuoli di donne di servizio, badanti, tate e compagnia bella. La parità per queste donne è costruita unicamente sul denaro. E’ la ricchezza pregressa che permette loro di far carriera. Quindi, come sempre, la questione del genere non c’entra un cazzo.

E’ solo il fumo negli occhi che viene propinato dai media ossequiosi per nascondere una continuità devastante con quello che è stato il berlusconismo e la sua contiguità con una classe imprenditoriale che non sa fare impresa ma solo ciucciare dalla tetta dello stato. Liberisti fuori, statalisti dentro. Il peggio del capitalismo, quelli che nascono ricchi e si arricchiscono di più grazie a favori e trucchi, amicizie e raggiri. Nulla che abbia davvero a che fare con la libera impresa. E di nuovo non c’è nulla…

frankiehinrg:

Rita non ha campo.

frankiehinrg:

Rita non ha campo.

Gli scontri a Roma del 12 aprile 2014 in via Veneto

Bestemmia controun camion in panne: automobilistamultato di 186 euro

La Merkel a Pompei - Mauro Biani

La Merkel a Pompei - Mauro Biani

theweekmagazine:

Obama’s press secretary decorates home with Soviet propaganda
Spoiler - Romanzo Viminale, ultima puntata
Il Cavaliere Freddo finisce nelle mani della polizia e riesce ad evitare la galera finendo in una comunità di recupero per anziani tossici, mentre Marcello il Libanese, l’uomo che ha intessuto i rapporti sull’asse Roma-Palermo, riesce a fuggire alla retata dandosi alla latitanza in Medio Oriente. La bella Patrizia De Girolamo, invece, viene incastrata grazie ad alcune scottanti intercettazioni, mentre il Dandi Celeste vede tutte le sue proprietà, accumulate nei lunghi anni di attività criminale, confiscate dagli sbirri. Il commissario Angelino Sciajola, dopo aver conquistato la fiducia della banda, sembra riuscire a far trionfare l’onestà della quale è sempre stato un alfiere. Ma sarà davvero l’ultima puntata?

Spoiler - Romanzo Viminale, ultima puntata

Il Cavaliere Freddo finisce nelle mani della polizia e riesce ad evitare la galera finendo in una comunità di recupero per anziani tossici, mentre Marcello il Libanese, l’uomo che ha intessuto i rapporti sull’asse Roma-Palermo, riesce a fuggire alla retata dandosi alla latitanza in Medio Oriente. La bella Patrizia De Girolamo, invece, viene incastrata grazie ad alcune scottanti intercettazioni, mentre il Dandi Celeste vede tutte le sue proprietà, accumulate nei lunghi anni di attività criminale, confiscate dagli sbirri. Il commissario Angelino Sciajola, dopo aver conquistato la fiducia della banda, sembra riuscire a far trionfare l’onestà della quale è sempre stato un alfiere. Ma sarà davvero l’ultima puntata?

Non riesco ad attribuire un merito a Matteo ©. Ma serve anche un po’ di obiettività. Certo, le resurrezioni sono dietro l’angolo e l’ex Cavaliere ha dimostrato più volte di poter sempre affossare ogni speranza, tuttavia bisogna anche guardare la parte del bicchiere mezza piena.
Ad oggi abbiamo:- Silvio Berlusconi condannato, incandidabile, mezzo rincoglionito fra cagnetti e cagnette ed in procinto di andare a fare volontariato in un ospizio- Dell’Utri latitante in Libano (ma che cazzo ci fa in Libano?)- Fini completamente sparito dal panorama politico- il paralitico Bossi definitivamente affossato grazie anche alla prodezza del suo fido Trota e dei suoi amici più stretti e Tosi che ha dei prolassi anali per la paura che qualcuno possa vedere il filmato in cui, vestito da donna, si concede ad un uomo vestito da donna (risultato la Lega nelle mani dell’imbelleimbecille Salvini con ampie prospettive di crollo)- il sequestio delle proprietà di Formigoni- il Piemonte commissariato e Cota deposto- il Porcellum smontato dalla Corte Costituzionale, così come la Legge 40- la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi di fatto stralciate grazie all’abolizione del reato di clandestinità ed alla rentroduzione della differenziazione fra droghe pesanti e droghe leggere e della liceità della modica quantità per uso personale
Questi sono dati di fatto. In tutto questo il merito di Renzi, in realtà, è solo incidentale: la sua presenza al Governo ed il suo attrarre l’elettorato che fu del Caimano ha permesso di evitare che molte delle cose sopraelencate scatenassero sollevazioni (più mediatiche che reali, ma comunque polveroni fastidiosi). E, a ben vedere, si tratta della fine di un regime. Morto un Papi, se ne fa un altro. Che, con tutti i possibili difetti che ha (e ne ha tanti e pesanti) peggio di Berlusconi non potrà mai essere.

Non riesco ad attribuire un merito a Matteo ©. Ma serve anche un po’ di obiettività. Certo, le resurrezioni sono dietro l’angolo e l’ex Cavaliere ha dimostrato più volte di poter sempre affossare ogni speranza, tuttavia bisogna anche guardare la parte del bicchiere mezza piena.

Ad oggi abbiamo:

- Silvio Berlusconi condannato, incandidabile, mezzo rincoglionito fra cagnetti e cagnette ed in procinto di andare a fare volontariato in un ospizio
- Dell’Utri latitante in Libano (ma che cazzo ci fa in Libano?)
- Fini completamente sparito dal panorama politico
- il paralitico Bossi definitivamente affossato grazie anche alla prodezza del suo fido Trota e dei suoi amici più stretti e Tosi che ha dei prolassi anali per la paura che qualcuno possa vedere il filmato in cui, vestito da donna, si concede ad un uomo vestito da donna (risultato la Lega nelle mani dell’imbelleimbecille Salvini con ampie prospettive di crollo)
- il sequestio delle proprietà di Formigoni
- il Piemonte commissariato e Cota deposto
- il Porcellum smontato dalla Corte Costituzionale, così come la Legge 40
- la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi di fatto stralciate grazie all’abolizione del reato di clandestinità ed alla rentroduzione della differenziazione fra droghe pesanti e droghe leggere e della liceità della modica quantità per uso personale

Questi sono dati di fatto. In tutto questo il merito di Renzi, in realtà, è solo incidentale: la sua presenza al Governo ed il suo attrarre l’elettorato che fu del Caimano ha permesso di evitare che molte delle cose sopraelencate scatenassero sollevazioni (più mediatiche che reali, ma comunque polveroni fastidiosi). E, a ben vedere, si tratta della fine di un regime. Morto un Papi, se ne fa un altro. Che, con tutti i possibili difetti che ha (e ne ha tanti e pesanti) peggio di Berlusconi non potrà mai essere.

omaralkalouti:

Tripoli, Lebanon takes a break from continuous spillover clashes that entered into the 20th round of sectarian clashes between Sunni supporters of the Syrian opposition and Alawites loyal to the Syrian government. Clashes in 2014 have caused a considerable amount of structural damage to the countries second largest city and has claimed the lives of nearly 500 and wounded thousands. The Lebanese army has vowed to retake the city by making over 108 arrests and destroying fortifications built by militias. The army has intervened several times in the clashes since 2011 but has yet to maintain order. Lebanese citizens are hopeful with the armies heavy response that this time calm will last. 

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Tripoli, Lebanon takes a break from continuous spillover clashes that entered into the 20th round of sectarian clashes between Sunni supporters of the Syrian opposition and Alawites loyal to the Syrian government. Clashes in 2014 have caused a considerable amount of structural damage to the countries second largest city and has claimed the lives of nearly 500 and wounded thousands. The Lebanese army has vowed to retake the city by making over 108 arrests and destroying fortifications built by militias. The army has intervened several times in the clashes since 2011 but has yet to maintain order. Lebanese citizens are hopeful with the armies heavy response that this time calm will last.