Socialist Network

davesimeone:

Ciao Carlo.
Ti piange tutta la Toscana.
Ci mancherai.

(via sillogismo)

canemucca:

gazebo finale

La degna chiusura (indegnamente tagliata per far spazio alla pubblicità ed al Tg regionale della Basilicata) della migliore novità televisiva di quest’anno. Gazebo non era perfetto, anzi. Ma era genuino, verace. E vero. Molto “de sinistra”, nel senso dell’innata capacità di ridere sulle ‘traggiche e maggiche’ ore che il nostro paese ha vissuto in questi mesi. Una bella squadra, un gran tifo a sostenerla. I retroscena, il circo mediatico, i troll, l’incrocio con la rete: solo Blob riesce a rivelare così tanto con così poco. Bravi a tutti. Anche a chi si è giocato le ultime domeniche sera. E ora è già in preda all’horror vacui. Pare che il format sia in procinto di approdare in Brasile, ma c’è il rischio saudade…

namezzacosa:

Giudizi universali: il foto-racconto della settimana (n.7) di Michele De Iuliis

  • 13/05/2013 Processo Ruby, Ilda Boccassini: «6 anni per Berlusconi»
  • 14/05/2013 Brunetta attacca Boldrini:«Da lei nessuna parola su Brescia»
  • 15/05/2013 Processo Ruby, Ferrara intona Rigoletto contro Boccassini
  • 16/05/2013 Zanda (PD): «Berlusconi ineleggibile». Ma il PDL insorge
  • 16/05/2013 Botta e risposta Grillo-Napolitano sul reato di vilipendio
  • 17/05/2013 Porcellum, la Cassazione boccia il premio di maggioranza
  • 17/05/2013 Grillo alla CNBC: «I partiti sono finiti. Vinceremo noi»
  • 17/05/2013 IMU sospesa, Berlusconi gongola: «Nostro successo»
  • 18/05/2013 Manifestazione FIOM, Landini critica l’assenza del PD
  • 19/05/2013 Avellino, Epifani ruzzola a terra. Triste metafora del PD 

(via ze-violet)

Quando si dice un’immagine che spiega tutto: il segretario Epicfailfani del Pd (Prenderlo dietro) mostra la posizione del partito nel confronti del Pdl.

Quando si dice un’immagine che spiega tutto: il segretario Epicfailfani del Pd (Prenderlo dietro) mostra la posizione del partito nel confronti del Pdl.

Ultracorpi


“Il governissimo come è stato fatto in Germania, qui non è attuabile”, Enrico Letta, 8 aprile 2013. “Il governissimo predisporrebbe il calendario di giorni peggiori”, Pier Luigi Bersani, 8 aprile 2013. “In Italia non è possibile che, neppure in una situazione d’emergenza, le maggiori forze politiche del centrosinistra e del centrodestra formino un governo insieme”, Massimo D’Alema, 8 marzo 2013.

Non ci sarebbe molto altro da aggiungere, se non che almeno un grande merito il governo di Enrico Letta ce l’ha. Ha reso manifesto quello che da tempo, in molti, sospettavano: il Partito democratico non è più un partito di centrosinistra. Gli ultracorpi democristiani hanno avuto la meglio. Il Pd è ormai un partito moderato, saldamente ancorato al centro, blandamente attento ad alcuni temi sociali. Pronto ad allearsi con la destra di Silvio Berlusconi in nome della “situazione d’emergenza”.

In fondo il governo di Mario Monti non era poi molto diverso, con la differenza che – per pudore o per timore – i due partiti che l’appoggiavano avevano preferito non esporsi troppo, mandando avanti dei “tecnici” apparentemente più neutri e presentabili. A questo punto resta solo da capire dove sia finita la sinistra. Non le sue ragioni, non i suoi elettori: quelli ci sono, e sono come sempre molti. Dove sia finita la sinistra in termini di spazi e di leadership. È da anni che è scomparsa, e la sua assenza è un danno per tutti, anche per chi di sinistra non è.

(L’editoriale di Giovanni De Mauro - Internazionale - N. 999)

Non occorre aggiungere altro. C’è tutto. Purtroppo…

“Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra”

Editoria/ Crolla Il Sole 24 Ore, bene solo l'online. A picco anche La7 - Affaritaliani.it

Insieme a questa, va letto questo:

ROMA— Una “manovrina” da 600 milioni a copertura del decreto che sblocca 40 miliardi in due anni di crediti scaduti della Pubblica amministrazione verso le imprese. Decreto approvato ieri in commissione Bilancio della Camera – con i voti anche di Sel e l’astensione di Lega e M5S – e che oggi approda in aula per la votazione finale, prima di passare al Senato . La “manovrina” non mette nuove tasse, ma toglie di fatto risorse allo Stato centrale, ovvero ai ministeri, per riversarle agli enti locali.  […] Scongiurata l’estensione delle accise alle sigarette elettroniche per il veto del ministero della Salute che potrebbe considerarle prodotti paramedici soggetti solo ad Iva - così come l’aumento di quelle sull’alcool, governo e maggioranza sono andati a pescare anche nei fondi per l’editoria (17,35 milioni dal 2015) - Repubblica

In sostanza, dite pure addio ai giornali italiani. O meglio, dite addio alle inchieste, agli approfondimenti che costano tempo e denaro, alle notizie “scomode” (quelle che danneggiano i possibili investitori pubblicitari come i grandi gruppi economici) e preparatevi a paginate di “marchette”. Grillo odia i giornalisti, ma l’informazione è preziosa pe la democrazia. Il fatto che sia malata (e che sui contributi siano stato fatti abusi ignobili) non è un buon motivo per l’eutanasia di un settore che, fra l’altro, vedrà tagliati centinaia di giovani non assunti e tutelati solo i redattori ben pagati e garantiti. Buona lettura…

Una manifestazione a Nairobi, in Kenya, contro la richiesta dei parlamentari di un aumento di stipendio. (Thomas Mukoya, Reuters/Contrasto - Internazionale)
…tutto il terzo mondo è paese

Una manifestazione a Nairobi, in Kenya, contro la richiesta dei parlamentari di un aumento di stipendio. (Thomas Mukoya, Reuters/Contrasto - Internazionale)

…tutto il terzo mondo è paese

New EU Public Opinion Report

journalismfestival:

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via

Il Vecchio inContinente vicino alla dissoluzione?

lavandagastrica:

bottegaexaequo:

Mancano due settimane al referendum. E questa è la vignettA di Zero CAlcAre perché si voti “A”!

Si svolge domenica 26 maggio a Bologna un referendum sul finanziamento alla scuola privata importante, difficile e rischioso. Ma la politica, quella vera, è anche, e in molti casi soprattutto, proprio capacità di assumere rischi quando sono in questione principi, quando bisogna cercar di promuovere mutamenti nella società e nel sistema politico-istituzionale. Quel che dovrebbe sorprendere, allora, non è che qualcuno abbia avuto l’ardire di promuovere un referendum, ma che questo referendum si debba fare. E oggi, in presenza di iniziative politiche a dir poco azzardate, è più che mai necessario riprendere il filo, spezzato in questi anni, della politica costituzionale e della legalità che essa esprime.
L’oggetto specifico è quello ricordato – risorse pubbliche a beneficio di scuole private. Per giustificare questa scelta, a Bologna, e non solo, si adoperano argomenti di opportunità e ritornano le contorsioni giuridiche alle quali da anni si ricorre per aggirare l’articolo 33 della Costituzione. Ma questo, davvero, è un punto non negoziabile, per almeno due ragioni. La prima riguarda la necessità di rispettare la chiarissima lettera della norma costituzionale che parla di una scuola privata istituita «senza oneri per lo Stato». Ma bisogna anche ricordare – e questa è la seconda considerazione – che è sempre la Costituzione a prevedere che lo Stato debba istituire «scuole statali per tutti gli ordini e gradi». In tempi di crisi, questa norma dovrebbe almeno imporre che le scarse risorse disponibili siano in maniera assolutamente prioritaria destinate alla scuola pubblica in modo di garantirne la massima funzionalità possibile. Non a caso, Piero Calamandrei definì la scuola pubblica «organo costituzionale», individuando la linea dalla quale non può allontanarsi nessuna istituzione dello Stato.
Il cardinale Bagnasco ha dichiarato che quel finanziamento permette allo Stato di risparmiare. Non comprende che non siamo di fronte a una questione contabile. Si tratta della qualità dell’azione pubblica, del modo in cui lo Stato adempie ai suoi doveri nei confronti dei cittadini. La consapevolezza di questi doveri si è assai affievolita in questi anni, e le conseguenze di questa deriva sono davanti a noi. È ottima cosa, allora, che siano proprio i cittadini a ricordarsene e a chiedere con un referendum che la legalità costituzionale venga onorata. I cittadini bolognesi hanno oggi la possibilità di far valere un principio, al di là delle convenienze. E, comunque si concluda questa vicenda, è stata fatta una buona azione civile, destinata a lasciare un segno nelle coscienze. Buon voto a tutte e a tutti.
Stefano Rodotà (Il Manifesto - 5 maggio 2013)

Postilla importante. Sul sito dei lobbysti della scuola privata (tutto rilecato, bellino e pulitino, molto “renzy style”, chissà chi e quanto l’ha pagato…), compare un’affermazione grave, falsa e tendenziosa, che la dice lunga su quanto gli stessi personaggi che chiedono i soldi pubblici per finanziare le proprie attività economiche private abbiano difficoltà a dire la verità: “chi vota B è a favore la scuola pubblica”. E aggiungono, contraddicendosi palesemente, visto che lo mettono come un punto di merito, che “Bologna è la città con il sistema scolastico più pubblico d’Italia”. Se la logica non è un’opinione, se questo è un vanto, non vedo perché chiedere che i soldi vengano destinati ai privati… Non conosco le vicende bolognesi, ma credo comunque che ci siano gli estremi per una bella denuncia perché questa è quantomeno pubblicità elettorale ingannevole…

lavandagastrica:

bottegaexaequo:

Mancano due settimane al referendum.
E questa è la vignettA di Zero CAlcAre perché si voti “A”!

Si svolge domenica 26 maggio a Bologna un referendum sul finanziamento alla scuola privata importante, difficile e rischioso. Ma la politica, quella vera, è anche, e in molti casi soprattutto, proprio capacità di assumere rischi quando sono in questione principi, quando bisogna cercar di promuovere mutamenti nella società e nel sistema politico-istituzionale. Quel che dovrebbe sorprendere, allora, non è che qualcuno abbia avuto l’ardire di promuovere un referendum, ma che questo referendum si debba fare. E oggi, in presenza di iniziative politiche a dir poco azzardate, è più che mai necessario riprendere il filo, spezzato in questi anni, della politica costituzionale e della legalità che essa esprime.

L’oggetto specifico è quello ricordato – risorse pubbliche a beneficio di scuole private. Per giustificare questa scelta, a Bologna, e non solo, si adoperano argomenti di opportunità e ritornano le contorsioni giuridiche alle quali da anni si ricorre per aggirare l’articolo 33 della Costituzione. Ma questo, davvero, è un punto non negoziabile, per almeno due ragioni. La prima riguarda la necessità di rispettare la chiarissima lettera della norma costituzionale che parla di una scuola privata istituita «senza oneri per lo Stato». Ma bisogna anche ricordare – e questa è la seconda considerazione – che è sempre la Costituzione a prevedere che lo Stato debba istituire «scuole statali per tutti gli ordini e gradi». In tempi di crisi, questa norma dovrebbe almeno imporre che le scarse risorse disponibili siano in maniera assolutamente prioritaria destinate alla scuola pubblica in modo di garantirne la massima funzionalità possibile. Non a caso, Piero Calamandrei definì la scuola pubblica «organo costituzionale», individuando la linea dalla quale non può allontanarsi nessuna istituzione dello Stato.

Il cardinale Bagnasco ha dichiarato che quel finanziamento permette allo Stato di risparmiare. Non comprende che non siamo di fronte a una questione contabile. Si tratta della qualità dell’azione pubblica, del modo in cui lo Stato adempie ai suoi doveri nei confronti dei cittadini. La consapevolezza di questi doveri si è assai affievolita in questi anni, e le conseguenze di questa deriva sono davanti a noi. È ottima cosa, allora, che siano proprio i cittadini a ricordarsene e a chiedere con un referendum che la legalità costituzionale venga onorata.
I cittadini bolognesi hanno oggi la possibilità di far valere un principio, al di là delle convenienze. E, comunque si concluda questa vicenda, è stata fatta una buona azione civile, destinata a lasciare un segno nelle coscienze.
Buon voto a tutte e a tutti.

Stefano Rodotà (Il Manifesto - 5 maggio 2013)

Postilla importante. Sul sito dei lobbysti della scuola privata (tutto rilecato, bellino e pulitino, molto “renzy style”, chissà chi e quanto l’ha pagato…), compare un’affermazione grave, falsa e tendenziosa, che la dice lunga su quanto gli stessi personaggi che chiedono i soldi pubblici per finanziare le proprie attività economiche private abbiano difficoltà a dire la verità: “chi vota B è a favore la scuola pubblica”. E aggiungono, contraddicendosi palesemente, visto che lo mettono come un punto di merito, che “Bologna è la città con il sistema scolastico più pubblico d’Italia”. Se la logica non è un’opinione, se questo è un vanto, non vedo perché chiedere che i soldi vengano destinati ai privati… Non conosco le vicende bolognesi, ma credo comunque che ci siano gli estremi per una bella denuncia perché questa è quantomeno pubblicità elettorale ingannevole…

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Un Makkox paradisiaco ha chiuso ieri la penultima (già…) puntata di Gazebo con questo un videodisegno su Silvio come Tortora

…sto ancora applaudendo

(Nb: Le Figlie di Tortora hanno precisato che loro padre, nonostante quello che è successo, non si è mai difeso DAL processo, ma NEL processo, ma per il burattinaio del governo Lettiera questi son dettagli…)

ottomuratti:

A Palestinian family cry after their home was demolished by Israeli forces in the East Jerusalem neighbourhood of Beit Hanina on February 5, 2013. Although East Jerusalem belongs to Palestinians, they have to obtain building permits from Israel — an almost impossible task — as Israel continues its ethnic cleansing of Palestinians in its goal to ‘Judaize’ Jerusalem.

Israeli authorities claim that the building was constructed without proper permits and that its structure was not sound. The 33-member family says it was waiting to receive permits.

Palestinians also struggle to meet the required conditions to apply for a permit. For example, the cost of obtaining permits can be as much as the cost of construction of the actual building.

Not only do they rarely issue permits to Palestinians to build on their own land, Israel continues building settlements on said land. Approximately 192,000 and 330,000 Jewish settlers live illegally in East Jerusalem and the West Bank, Palestine. The Jewish-only settlements in which they live are illegal under international law. Furthermore, the Israeli government assists Israeli settlers in taking over Palestinian homes.

Israel refuses to halt settlement construction as a precondition to resume peace talks.

Photographs: Ammar Awad (Reuters) / Bernat Armangue (AP)

Israel continues its ethnic cleansing of Palestinians in its goal to ‘Judaize’ Jerusalem.

Acqua di coloni

pedalfromhell:

Giro de italia 2013

La settima tappa

Pd, è arrivata l’Epifania che tutti gli iscritti si porta via

Ne resteranno solo due, ma saranno in disaccordo su tutto

Qui Epifani descrive le dimensioni della supposta

La forza della vita: una donna sopravvissuta sotto le macerie dell’edificio crollato a Savar il 24 aprile, in Bangladesh.  La donna è rimasta intrappolata per 17 giorni. Il crollo del Rana Plaza, un edificio che ospitava diverse fabbriche tessili nella periferia di Dhaka ha causato finora 1.038 vittime. (Sohel Ahmed, Reuters/Contrasto - Internazionale)

La forza della vita: una donna sopravvissuta sotto le macerie dell’edificio crollato a Savar il 24 aprile, in Bangladesh.  La donna è rimasta intrappolata per 17 giorni. Il crollo del Rana Plaza, un edificio che ospitava diverse fabbriche tessili nella periferia di Dhaka ha causato finora 1.038 vittime. (Sohel Ahmed, Reuters/Contrasto - Internazionale)

«A questo punto, del referendum sulla scuola ne facciamo anche noi un caso nazionale. Anche da qui deve partire la riscossa civile e politica del Pd, gli estremisti conservatori vanno battuti, sconfitti, per affermare un’idea moderna della sinistra e della scuola». A quindici giorni dal referendum sulla scuola, il sindaco Merola cambia strategia e sferra un attacco durissimo al fronte dei referendari.

«Referendum caso nazionale Il Pd del futuro riparta da qui» - Corriere di Bologna

Quindi il PD deve ripartire da una lotta ciellino-clericale CONTRO la Costituzione? Ma se volete suicidarvi non potreste farlo a casa vostra. invece che buttandovi sui binari del treno? (via nipresa)

Merola mi piaceva di più quando faceva solo il cantante. (via lavandagastrica)

Scuola sotto attacco 4

Ovviamente poteva l’Italia restare indietro su questo piano? Il discorso di Merola è chiarissimo, il Pd deve diventare in tutto e per tutto la Dc. Anche a costo di perdere completamente il suo elettorato a favore dei nuovi “sovvenzionatori”. Ma, in fondo, parliamoci chiaro: già ora, chi sono gli elettori del Pd?

Detto questo, basta rileggersi il buon Calamandrei per rendersi conto di quanto sia fuori di testa la posizione del sindaco di Bologna: “Facciamo l’ipotesi”

(via lavandagastrica)