Che suono ha avuto l’anno che sta per finire? Quale rumore s’irradierà dai suoi giorni al nostro inconscio collettivo, riecheggiando quindi negli anni a seguire? A rappresentare il 2011 sarà la voce del ministro Fornero che s’incrina pronunciando la parola sacrificio? Le protesta dei ragazzi di piazza Tahrir durante la primavera araba? Il terribile scroscio delle alluvioni di Genova e della Lunigiana? Il gocciolio dell’acqua come bene comune? La disperazione degli operai licenziati dalle fabbriche? Quella dei naufraghi di Lampedusa? L’esplosione della centrale di Fukushima? Il vagito della neonata diventata l’abitante della terra numero 7 miliardi? L’ultimo saluto di Steve Jobs? Le urla straziate di Gheddafi e degli altri dittatori destituiti o uccisi in questi mesi?
(La domanda la pone Fahrenheit)